Gli aborigeni ed il Dreamtime

Le tribù aborigene, presenti sul territorio australiano da circa 40.000 anni, sono legate tra loro grazie alla filosofia chiamata Dreamtime (in italiano “Era del sogno”), che è sostanzialmente un insieme di credenze e leggi, che raccontano la creazione del mondo.

Il Dreamtime, racconta che in principio delle creature giganti (come ad esempio i serpenti) emersero dal sottosuolo, e tramite i loro movimenti crearono fiumi, laghi, cielo, sole, pioggia, nuvole, uomini ecc.. Oggi i luoghi dove si pensa che queste creature ancestrali siano emerse, sono tuttora considerati sacri e vi si svolgono ancora riti e cerimonie. Secondo le loro credenze, ogni aborigeno possiede due anime, una mortale ed una immortale, entrambe connesse con il proprio totem ancestrale, ed ogni membro della tribù è diretto discendente del loro essere ancestrale che gli ha creati.

Il totem offre ai componenti del gruppo protezione, ed in caso di sventure la causa è assegnata alla rabbia di un antenato, adirato per la poca attenzione data ai luoghi sacri da lui affidati ai discendenti prima della morte. Per via di queste credenze, ogni individuo della tribù deve occuparsi di questi luoghi, ed in caso di mancato rispetto della legge, si verrà severamente puniti.

Ogni territorio ha una propria storia dell’era del sogno, formando di conseguenza una “traccia”. L’insieme delle tracce, attraversano il continente australiano e prendono il nome di linee del canto, che come una rete, unisce ogni tribù aborigena.

I canti aborigeni, spesso incomprensibili, narrano le vicende dei loro antenati durante l’età del sogno. Questi riti sono accompagnati dal didgeridoo, tipico strumento a fiato dal suono molto profondo, e da danze che servono come mezzo per comunicare con gli antenati.

Quando una persona muore, secondo la legge, è vietato pronunciare il nome del defunto.