La controversa scalata di Uluru (Ayers Rock)

Tra le icone naturalistiche presenti in tutto il Pianeta Terra, Uluru è sicuramente quella che più rappresenta l’Australia nell’ideologia delle persone.

Fin dalla sua scoperta da parte dell’esploratore inglese Ernest Giles nell’ottobre del 1872, e molto prima dagli stessi aborigeni, il famoso monolite di arenaria è sempre stato strumento di ideologie, credenze e domande. Per la popolazione aborigena Anangu, l’imponente struttura d’arenaria è un punto fondamentale e principale di tutta la filosofia del Dreamtime, ed è quindi luogo assolutamente sacro, tant’è che ancora oggi si sentono responsabili della tutela e gestione lasciata in eredità dai loro antenati ancestrali.

La scalata fu inaugurata negli anni ’60 del secolo scorso, seguendo un percorso caratterizzato da una ripida ascesa di 1,6 Km, che mette a dura prova il fisico di alcuni turisti impavidi, non curanti del pericolo; ogni anno infatti non sono rari i decessi causati da malori o da cadute accidentali. Per i turisti che vogliono avventurarsi verso la cima del monolite vengono sempre presentate delle avvertenze con i pericoli che si potrebbero incontrare durante la scalata. Per gli Anangu la scalata è vista come un offesa alle loro credenze, in quanto il percorso che porta alla cima del monolite sacro, è la stessa che gli antichi Mala effettuavano in occasione di cerimonie importanti, ed invitano i turisti a rispettare i loro luoghi sacri.

Nonostante l’aumento dell’afflusso di persone in visita all’Uluru-Kata Tjuta National Park, le scalate al monolite hanno registrato un notevole calo;

Il 1° di novembre 2017 il Governo Australiano, ha decretato che dall’ottobre del 2019, la scalata ad Uluru sarà proibita.

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